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La giornata di 24 secoli di Vittorio Sgarbi. Olio su tela, 100×120 cm, 2011

Parma 1957.
 Hanno scritto di lui, fra gli altri, Federico Zeri, Vittorio Sgarbi, Gene Gnocchi ed Edoardo Camurri. Ha esposto alla Biennale di Venezia del 2011. Recentemente gli sono state dedicate personali a Londra (Albemarle Gallery), Ginevra (Tox’n’Co), Utrecht (Morren Galleries), Kiel (Der blick auf die kunst). Vive a Parma.

C’è sempre qualcuno che di fronte a un suo quadro non sa far altro che pronunciare un antipatico cognome pieno di consonanti cacofoniche: Grosz. Bravo, l’abbiamo capito che hai studiato, sono entrambi espressionisti. E con ciò? A parte i secoli diversi e i vestiti diversi e infiniti dettagli diversi, Grosz ce l’aveva con i ricchi, come se i poveri fossero dolci di sale; Robusti ha nel mirino l’intero consorzio umano, compreso quindi sé medesimo. Da quella parte c’è il Manifesto del Partito Comunista, da questa il Vangelo del “Nessuno è buono” (Marco 10,18). E allora avrebbe più senso citare Hieronymus Bosch.
– Camillo Langone, Il Foglio –

 

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Ritratto di famiglia in controluce. Olio su tela, 200×160 cm, 2014

 

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Vittorio Sgarbi. Olio su tela, 30×20 cm, 2011

 

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San Brizio epatoprotettore, veglia sulle mie vie biliari mentre preparo questi quotidiani arrostini allo spiedo. Olio su tela, 100×120 cm, 2011